mercoledì 29 aprile 2020

Mezze maniche alla carbonara


Ingredienti per 4 persone:
  • Mezze maniche 400 g
  • Uova 6 tuorli
  • Pecorino grattugiato 70 g
  • Pepe qb
  • Guanciale 150 g
  • Aceto bianco un cucchiaio
Mettere in una boule il pecorino romano grattugiato e addensare con dell’acqua di cottura
Sbriciolare all’interno dei tuorli di uova lessate e mescolare fino a che si ottiene una crema.

Nel frattempo cuocere del guanciale in una padella e aggiungere un cucchiaio di aceto bianco.

Scolare la pasta al dente all’interno della padella con il guanciale. Far insaporire e poi travasare all’interno della boule con la crema di pecorino e uova.

Aggiustare di pepe e servire calda.

martedì 28 aprile 2020

Pasta speck e philadelphia



Ingredienti per 4 persone
    
 340 gr di strozzapreti
200 gr di speck
200 gr di philadelphia o formaggio spalmabile
2 cipollotti
pepe
1 carota
 1 zucchina o misto soffritto 
40 gr di grana grattugiato
sale
                   olio                    
   


Far soffriggere in una padella con l'olio i cipollotti la carota e la zucchina, il tutto tagliato a pezzettini piccolissimi o per comodità il misto soffritto,aggiungere lo speck tagliato a listarelle, salare, pepare, mescolare e spegnere la fiamma.
Scolare ora la pasta che avrete cotto in abbondante acqua salata aggiungendo un mestolo di acqua di cottura, la philadelphia e il grana grattugiato
Fate saltare la pasta nel condimento mescolando con un cucchiaio di legno
Quando il condimento sarà diventato una crema, spegnere la fiamma. La vostra pasta con speck e philadelphia è pronta per essere impiattata.


Buon appetito

fonte:misya.info

lunedì 27 aprile 2020

Quadrotti di ricotta al limone





Avete voglia di cimentarvi in cucina?Voglia di dolce dell'ultimo minuto vi consiglio di provarlo(foto presa dal web)Minima spesa massima resa,aspetto poi tanti commenti così mi dite se avete apprezzato

         
Ingredienti per 6 persone:

250 g di ricotta fresca
 50 g di zucchero
50 ml di panna fresca
35 g di fecola di patate
2 uova
buccia grattugiata di 1 limone biologico, non trattato
0.5 bustina di vanillina
zucchero a velo q.b.
cannella a piacere
                                                



In una ciotola rompiamo le uova, grattugiamo la scorza di limone, aggiungiamo una bustina di vanillina e frulliamo con lo sbattitore elettrico.Continuando a frullare aggiungiamo lo zucchero, la panna fresca, la fecola di patate. Per ultima aggiungiamo la ricotta e frulliamo ancora per amalgamare.
Prendiamo una teglia di alluminio da sei porzioni e la ricopriamo di carta forno. Versiamo il composto nella teglia livellando bene con una spatola.
Mettiamo in forno statico a 175° oppure in forno ventilato a 165° per 40-45 minuti. A fine cottura il dolce sarà bello dorato in superficie.Una volta sfornato togliamo il dolce dalla teglia, aiutandoci con la carta forno. Con un coltello rifiliamo i bordi eliminando la parte croccante.
Tagliamo a strisce e poi in quadrotti, per ottenerne 12.
In una ciotola versiamo un po' di zucchero a velo e una punta di cucchiaino di cannella, mescoliamo e poi con l'aiuto di un colino spolveriamo su tutto il dolce.
Sistemiamo i quadrotti ricotta e limone su un bel piatto da portata e siamo pronti a servire. Sono morbidissimi! Provate questa ricetta e fatemi sapere se vi è piaciuta!




Fonte:Fatto in casa per voi Benedetta Rossi

Buon appetito









sabato 25 aprile 2020

Una bugia per farti innamorare Victory Storm





Sinossi: 

Può, una semplice bugia, trasformarsi nella più bella storia d’amore? Sutton è a un passo dalla laurea, quando sua sorella Chloe s’iscrive alla stessa università, portando scompiglio nella sua vita già divisa tra l’impegno come femminista e attivista per i diritti civili e il suo segretissimo blog che usa per portare a galla scandali legati agli studenti del campus. Come se non bastasse, Chloe perde subito la testa per Adrian Chase, promessa olimpica del nuoto e oggetto del desiderio di tutte le ragazze, facendo subito preoccupare il padre che chiederà aiuto alla figlia maggiore. Prima che se ne renda conto, Sutton si ritroverà così a fingere di essere innamorata di Adrian, fino ad arrivare a sedurlo pur di tenerlo alla larga dal fragile cuore della sorella. Peccato che Adrian non è chi lei pensa che sia…


Ciao a tutti nuovo libro nuova recensione vi aiuto a scoprire contemporaneamente a me questa fantastica scrittrice italiana Victory Storm e vi anticipo che rispetto alla recensione precedente che se vi incuriosisco abbastanza in merito non dovrete aspettarne l'uscita poiché è già presente su tutti i vari dispositivi e in cartaceo inoltre sin dalle mie prime parole in merito mi accodo alle senz'altro tante ammiratrici che l'hanno già letto per chiederne un seguito cercando di spoilerare il necessario per non rovinarvi la lettura.
Un bel new adult ricco di romanticismo,passione,storie universitarie,ma anche un messaggio importante su tematiche sociali molto importanti
Sin dalla sinossi del romanzo possiamo evincere che la vicenda ruoterà intorno a tre personaggi principali creando così il più classico dei triangoli amorosi,ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze ed esaminiamo in profondità le personalità di questi ultimi che come tutti i protagonisti delle storie di questa scrittrice ci colpiscono al cuore per il loro aspetto reale e non romanzato in cui noi lettori siamo pronti a riconoscerci con le loro insicurezze e debolezze,ma soprattutto con un grande senso della giustizia che unito ad una voglia di riscatto li rendono un mix esplosivo.
Sutton e Chloe sono due sorelle accomunate solo dal cognome e dal profondo amore di un padre che le ha cresciute da solo,poiché sua moglie ha preferito la sua carriera da archeologa anteponendo se stessa a tutto il resto,ma completamente differenti sotto tutti i punti di vista queste due personalità nettamente diverse,ma complementari che al momento giusto sapranno andare oltre le loro “tragedie”personali per affrontare una crisi familiare risaldando il loro legame,ma soprattutto ricordandoci il vero leitmotiv del racconto:l'amore e la famiglia vincono sempre su tutto.
Sutton perfettina,laureanda in giornalismo vive nella sua confraternita “Sigma Tau”con la sua migliore amica Erika ,possiamo definirla una giustiziera della notte,infatti scrive sotto pseudonimo un blog”La gatta sull'uomo che scotta”nome ispirato al famoso film “La gatta sul tetto che scotta”di Richard Brooks tratto dall'omonimo dramma teatrale di Tennessee Williams dove prevalentemente denuncia il marcio dell'ambiente universitario portando alla luce diversi scottanti e scomodi argomenti.
Spendo due parole per farvi capire il tipo di sorority in cui vive la nostra protagonista femminile,si tratta di un posto dove essere nerd,avere inclinazioni sessuali particolari,essere vegane e ambientaliste,ma soprattutto lottare per i propri diritti di donna libera ed indipendente risata essere normale amministrazione,ed è assolutamente in contrasto di quella in cui vorrà entrare sua sorella Chloe la “Delta”e quella di Adrian la “Kappa Omega”due sorelle completamente opposte,ma che si innamoreranno dello stesso ragazzo,nonostante Sutton sin dalle prime battute del romanzo si dimostra piena di solidi valori e forte impegno nelle lotte per i diritti civili,colei che crea una petizione per censurare la favola di Cenerentola poiché fornisce una errata concezione femminile creando una dipende dagli uomini s'innamora dello stereotipo almeno in apparenza del ragazzo che tanto accanitamente contrasta.






“Tutta colpa della sindrome di Cenerentola e del Principe Azzurro. Sono tutte lì in fila che sperano di esser e loro le prescelte,quelle che cambieranno e domineranno l'indomabile e selvaggio ragazzo del campus”
Cit pag 18

Sutton infatti non si ritiene la classica principessa che vuol essere salvata dal principe di turno,ma si salva da sola infatti non presta la minima attenzione per i ragazzi,non si trucca,non veste alla moda e porta abiti che non la valorizzano e che a causa di una fortissima delusione non crede nell'amore romantico per tutta la vita specularmente opposta a sua sorella minore Chloe che si innamora con una facilità disarmante.
Carissimi lettori,alzi la mano chi per primo non ha mai raccontato una bugia che quasi sempre gli si è ritorta contro ed è con una bugia apparentemente a fin di bene,mettere tranquillo un padre apprensivo che comincia il nostro romanzo.
Una bugia per far allontanare Chloe da Adrian il ragazzo più ambito della scuola evitandole di farsi spezzare il cuore,ma questa bugia diventa la causa e la scusa per far avvicinare due ragazzi così apparentemente distanti tra loro...ma l'amore arriva sempre quando meno te l'aspetti,imprevisto,spaventoso e meraviglioso creando scompiglio e rimettendo tutto in discussione.

Adrian invece ci viene presentato come il tipico belloccio che cambia ragazze come si cambia i calzini,ma nel corso del romanzo scopriremo che l'apparenza inganna e finalmente emergerà un lato di lui sconosciuto a tutti grazie a Sutton che lo porta ad essere una persona migliore per lei si lascerà andare e si dimostrerà capace di fortissime emozioni.







“E se fosse il vero amore a venire da te?e se fosse lui a cercarti....ti giocheresti l'unica possibilità di essere felice perché hai paura di rischiare?”
Cit pag 51

L'obiettivo iniziale di riuscire a proteggere Chloe dal presunto mostro Adriane soprattutto cercare altro materiale interessante per il suo blog svanisce in una nuvola di fumo al secondo appuntamento tra Sutton e Adrian scatta una scintilla e quella bugia iniziale peserà come un macignopoiché la finzione si è trasformata in amore
Fondamentale diverrà il blog che funge in qualche modo da distruttore e riparatore poiché diventa un mezzo per Sutton di scusarsi e dichiararsi



“Allora usa i l tuo blog per dichiararti e mettere in chiaro ciò che è successo ,e per spiegare a tutti come si è evoluto il vostro rapporto. Scrivi di lui come hai fatto adesso parlando a noi,e riporta ciò che provi. Sono sicura che dopo sarà Adrian in persona a venire da te”


Sarà riuscita la nostra protagonista a chiarire e a far vincere i sentimenti sulle bugie?Vincerà il grande amore o la nostra Sutton continuerà a soffrire?Può una bugia rovinare e pregiudicare una storia d'amore?


Buona Lettura



sabato 18 aprile 2020

Gli effetti speciali dell'amore Angela Iezzi









GLI EFFETTI SPECIALI DELL’AMORE

Ashley Morgan ha ventiquattro anni, una grande passione per i libri e una laurea in economia, che ha conseguito al solo scopo di compiacere il padre, proprietario di una famosa azienda dolciaria, di cui è certa di prendere il posto. E invece, del tutto inaspettatamente, il padre decide di affidare la guida della società a Jaime Standley, che lavora al suo fianco da molti anni e ne è diventato il braccio destro. Di fronte a quel gesto Ashley chiude i rapporti con lui. Passano gli anni, durante i quali padre e figlia perdono quasi ogni contatto, fino a quando il signor Morgan muore, lasciandole una cospicua eredità. Alla lettura del testamento un’altra sorpresa attende Ashley: a lei andranno il conto in banca, la casa di famiglia e una quota di minoranza della società, a Jaime la maggioranza delle azioni e il compito di gestire e amministrare la Morgan&Hall. Ma solo a una condizione: che per un anno i due beneficiari lavorino insieme e risiedano sotto lo stesso tetto. Ashley si sente ingannata e truffata: Jaime è un impostore e lei gliela farà pagare. Ma la convivenza forzata qualche volta può rivelarsi assolutamente imprevedibile…
Questo libro è stato vincitore del premio il mio esordio 2015 sinceramente la prima cosa che viene spontaneo chiedersi è com'erano gli altri libri in gara?La copertina mi appare orribile sinceramente e se avessi dovuto comprarlo anche in base all'impatto visivo sicuramente sarebbe rimasto nello scaffale,leggendo le recensioni entusiastiche mi aspettavo qualcosa in più.
La trama è il solito cliché delle commedie sentimentali solo che la storia si snoda in capitoli interminabili e punteggiatura proustiana che fa perdere la fluidità del racconto,l’introspezione dei personaggi avrebbe dovuto essere approfondita visto che diviene lo snodo principale dello sviluppo della storia.
Ashley è senza dubbio vittima dell’errata convinzione che suo padre la odia e purtroppo lo sarà fino alla morte dello stesso privandosi di capire il complesso mondo interiore del padre che cercando di fare il suo bene si è guadagnato solo il totale disinteresse della figlia. Tuttavia riesce a realizzarsi nell'ambito professionale grazie alla sua vera passione i libri, sarà in quell'ambiente infatti che lei mostrerà le sue abilità multitasking e la sua capacità innata di dirigere e organizzare riscuotendo anche un grande successo e larghi consensi.
Jaime ,l’altro lato della medaglia si comporta come il figlio acquisito e già padrone dell’azienda di famiglia cercando sempre e solo il consenso del padre di Ashley e non vedendo che oltre l’apparenza di ragazzina viziata si cela un dolore profondo che ha radici lontane, in una madre che ha pensato bene di andar via perché allergica ai legami comportamento che la nostra protagonista ha ereditato e in un’azienda che diventa l’unico pensiero di un padre perennemente presente-assente tanto da diventare un’eredità scomoda ed ingombrante quando diventa prioritaria rispetto ai sogni di Ashley.
Il cambiamento repentino di Jaime mi ha lasciato perplessa forse il passaggio doveva avvenire in maniera più graduale in modo da cogliere le diverse sfaccettature di quello che è il punto nevralgico dell’inversione di rotta della vicenda.
Cit pag 244:
Non ti lascerò andar via,Ashley.Io ti amo”
…………………………..
Smettila di dirlo”,lo supplico ancora”Ripeterlo non lo renderà più vero”
Neanche continuare a negarlo potrà renderlo meno vero”
Nonostante questo fosse prevedibile sin dall'inizio a mio parere , è stata quella svolta che ha reso la narrazione più avvincente e mi ha fatto venir voglia di accelerare la lettura anche perché da qui ho cominciato a sognare anch'io.
Ho trovato invece una nota veramente di colore che ha dato pepe alla vicenda la presenza di Elly che resta senza dubbio uno dei miei personaggi preferiti insieme alla mamma di Jaime che cerca ogni scusa possibile per vedere il figlio che ormai vive in un contesto professionale che lo isola da tutto il resto portandolo ad avere con lei che l’ha cresciuto trasmettendogli la passione per la cucina un rapporto telefonico.
L’isolamento che affronta Jaime per il bene dell’azienda lo rende senza dubbio meritevole del lascito del padre nonostante almeno in fase iniziale non abbia immediatamente riscosso le mie simpatie data l’apparente ostentazione di sicurezza e sfacciataggine della famosa cena in cui Nathan decide di dare l’annuncio che suo malgrado minerà ancora di più le già irrisorie sicurezze di Ashley.
Voto finale 6 apprezzo la storia e il genere nonostante la lunghezza dei capitoli e l’introspezione dei personaggi che come ho scritto in precedenza meritava un’ulteriore approfondimento.


La libreria del buon romanzo Laurence Cossé




LA LIBRERIA DEL BUON ROMANZO

Un misantropo appassionato di Stendhal nascosto in un paesino della Savoia viene misteriosamente rapito e abbandonato in una foresta contemporaneamente una signora bionda esperta guidatrice sulle strade impervie di un posto sperduto non si sa dove perde il controllo dell’auto e sbanda ed un altro personaggio di ritorno dalla sua abituale passeggiata in riva al mare viene fermato e terrorizzato da due sconosciuti cosa hanno in comune i tre protagonisti dei fatti?
La verità non si scoprirà che nella seconda parte del libro dove la vicenda si sposta su un altro piano.
Ivan e Francesca si incontrano per caso e scoprono dopo pochi istanti di avere in comune l'amore per i libri: lui li ha scelti come oggetto della propria professione, è un libraio che dispensa consigli ai suoi clienti trascurando le classifiche di vendita e le opinioni di editori e critici; lei, ricca ereditiera di origine italiana, se ne serve come valvola di sfogo di un matrimonio infelice e una figlia perduta. Insieme scelgono di realizzare un sogno: aprire una piccola libreria in cui si vendano solo “buoni romanzi”.
Cit pag 48:
Da noi verrà gente che,salvo avere un amore particolare per l’autore,non comprerebbe mai un libro perché appena uscito,gente che acquista per motivi del tutto indipendenti dalla data di pubblicazione.Avremo il genere di persone che entrano in libreria sapendo già quel che vogliono…”
Un progetto del genere merita un’attenzione particolare ai dettagli nella selezione dei testi,ma come si stabilisce cosa è buono e cosa non lo è e soprattutto chi si arroga il diritto di stabilire questo criterio?I protagonisti della nostra storia Ivan e Francesca non se la sentono di prendersi questa responsabilità e decidono di convocare otto esperti, le cui identità dovrebbero restare ignote a tutti eccetto loro due, a loro viene affidato l'incarico di selezionare 600 romanzi meritevoli di stare sugli scaffali di “Al buon romanzo”.
Gli esperti vengono convocati accettano i criteri di segretezza imposti e consegnano le liste, parte così un grande e ambizioso progetto che con un lancio appropriato genera subito consensi e seguito nonostante la perplessità generale.
La felicità è effimera e non destinata a durare,gli  Esperti uno dopo l'altro, rischiano la vita in misteriosi incidenti, mentre l'iniziale curiosità per la libreria lascia spazio a scritte sui muri, lettere anonime e una serie di inaugurazioni a raffica di librerie concorrenti che generano tensione e portano i nostri protagonisti ad indagare con l’aiuto di Heffner un poliziotto appassionato di letteratura e come si scoprirà fervente seguace della libreria in questione.
Sulle tracce del colpevole, nel tentativo di schivare nuovi attacchi veri o diffamatori, contro l’opinione pubblica e la giustizia che non lo ritiene un caso su cui indagare, Francesca e Ivan combattono con forza per proteggere il loro progetto e la bontà della letteratura.



Cit pag 174


Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto,libri in cui si siano depositati i suoi anni di lavoro,il suo mal di schiena,i suoi punti morti,qualche volta il suo panico all’idea di perdersi,il suo scoraggiamento,il suo coraggio,la sua angoscia,la sua tenacia,il rischio che si è assunto di sbagliare…..Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana,niente delle meraviglie quotidiane,libri che ci facciano tornare l’aria nei polmoni”
Analizzando da un punto di vista critico il libro posso osare dire senza correre il rischio di spoilerare che mi ha lasciato in sospeso come se la scrittrice volesse in qualche modo scrivere una sorta di seguito e benché non resti incompiuto mi ha lasciato una sensazione di non completamento.
Innanzittutto credo che l’autrice non avesse le idee molto chiaro sul genere di romanzo che voleva scrivere e giunta alla fine del romanzo non sono in grado di collocarlo nemmeno io.
Inizialmente molto attratta dal titolo e dalla copertina nonostante la trama non mi avesse particolarmente colpito non ho esitato a lanciarmi in questa nuova avventura librosa.
Mi intrigano le atmosfere tipiche della libreria, i personaggi che ruotano intorno alla vicenda e soprattutto l'idea che nel testo si possano trovare suggeriti dei bei libri da leggere anche se questo implicherebbe una seconda rapida rilettura.
La nota particolare ed interessante del romanzo è senza ombra di dubbio almeno per quanto mi riguarda l’incontro dello spiantato libraio Van con un gusto particolare per i libri di nicchia con l’ereditiera Francesca imprigionata in un mondo di cliché che non le dà la possibilità di far emergere la sua vera natura,ma soprattutto il dolore profondo della morte di sua figlia Violette che aleggia nella storia come un fantasma che in qualche modo interferisce con le scelte della nostra protagonista.
Stavolta non mi concentrerei sull’analisi dei personaggi che a mio parere non richiamano particolarmente l’attenzione del lettore,ma del valore che ha per noi lettori accaniti questo libro.
La libreria del buon romanzo è il sogno di chi come me legge dall’età di 5 anni e ama la lettura fine a se stessa cioè al piacere di leggere infatti ad oggi all’età di 32 anni non ho preconcetti su cosa leggere e cosa no,ma soprattutto sono fermamente convinta che ogni libro vada letto fino in fondo anche se a volte la tentazione di non terminare la lettura prevale almeno in me.
Non si giudica un libro dalla copertina,ma soprattutto un romanzo va considerato nella sua totalità anche se ammetto una grande debolezza… io non mi sarei mai presa la responsabilità di selezionare quale romanzo andrebbe venduto in questa libreria ideale,ma l’arrederei esattamente nella stessa maniera e cercando di mantenere gli standard prefissati sebbene gli consideri molto alti.
Molto difficile ripercorrere tutte le tappe di questo romanzo, in ogni pagina si condensano citazioni di libri, titoli di romanzi, nomi di autori poco noti, semisconosciuti o notissimi, riviste, periodici, nomi di critici, di gente che gira intorno all’industria culturale francese, di operatori esteri che vorrebbero copiare l’idea del Buon Romanzo, di ammiratori entusiasti, di detrattori e nemici che ingaggiano contro la libreria una lotta senza esclusione di colpi, senza mezze misure, che porterà all’inatteso finale.

Altro sentimento che pervade tutto il romanzo è l’amicizia che si basa sulla condivisione dei gusti intellettuali e culturali, l’amore in ogni sua sfumatura, la delusione, l’incomprensione, la violenza cieca, la volgarità, l’invidia.
Leitmotiv dell’intera opera é l’amore autentico per la letteratura che dà ristoro al cuore e all’anima.
Proporrei questa lettura a chi non è molto abituato a leggere perché in questo modo si innamorebbe della letteratura in quanto tale anche se ammetto che andrebbe letto almeno due volte poiché ci sono dei passaggi che andrebbero approfonditi e compresi meglio e che la voracità di lettura non permette di privilegiare in prima istanza poiché ciascun lettore ne ricava solo una splendida elegia sulla letteratura



giovedì 16 aprile 2020

La principessa cantante ed il demone cattivo





La principessa cantante ed il demone cattivo





Loro sono Reira e Takumi due dei protagonisti dell'anime Nana componenti dei Trapnest che reincarnano perfettamente questa leggenda di cui andremo a parlare...non penso di spoilerare se ritengo loro i più rappresentativi  anche perché la principessa cantante é il soprannome della splendida e fragile Reira.

LA PRINCIPESSA KAGUYA – Taketori Monogatari – Il racconto di un tagliabambù

Molto tempo fa viveva un vecchio tagliatore di bambù. Era poverissimo e anche triste, perché il Cielo non gli aveva mandato figli per allietare la sua vecchiaia e nel suo cuore non c’era speranza di riposarsi dal suo lavoro fino a quando non fosse morto e nella pace di una tomba. Ogni mattina si recava nei boschi e su per le colline dove il bambù alzava verso il cielo i suoi snelli pennacchi verdi. Quando aveva fatto la sua scelta, tagliava i pennacchi, fendeva il bambù nel senso della lunghezza o lo tagliava all’altezza dei nodi e se lo portava a casa per trasformarlo in utensili domestici, in modo che la moglie, rivendendoli, potesse guadagnare un po’ di mezzi di sostentamento.
Una mattina come sempre era uscito per recarsi al lavoro, e avendo trovato un bel gruppo di piante di bambù, si era messo all’opera per tagliarne alcune. All’improvviso il verde dei bambù fu immerso in una luce delicata e brillante, come se su quel luogo fosse sorta la luna piena. Guardandosi intorno stupito, vide che il bagliore stava uscendo da uno dei bambù. Pieno di meraviglia il vecchio lasciò cadere l’ascia e si avvicinò alla luce. Quando fu più vicino, vide che quel delicato splendore proveniva da un incavo nel gambo di un bambù e, ancor più incredibile da vedere, al centro del bagliore c’era una minuscola bimba, alta solo pochi centimetri e di aspetto deliziosamente bello.
«Tu devi essere stata mandata per essere mia figlia, perché ti trovo qui fra i bambù dove tutti i giorni vengo a lavorare», disse il vecchio, e presa tra le mani la creaturina, la portò a casa dalla moglie. La bimba era così straordinariamente bella e talmente piccola, che la vecchia la mise in un cestino per proteggerla dalla pur minima possibilità che qualcosa potesse farle del male.
I due vecchi sposi erano molto contenti, poiché per tutta la vita avevano rimpianto di non avere figli e adesso erano felici di elargire tutto l’amore della loro età avanzata a quella piccola bimba che era arrivata da loro in un modo così stupefacente.
A partire da quel giorno, il vecchio spesso trovava dell’oro nell’incavo dei bambù quando li abbatteva e li tagliava; e non solo oro, ma anche pietre preziose, tanto che un po’ alla volta diventò ricco. Si costruì una bella casa e non fu più considerato un povero tagliatore di bambù ma un uomo benestante.
Passarono in fretta tre mesi durante i quali, incredibile a dirsi, la figlia del bambù diventò una ragazza adulta, tanto che i suoi genitori adottivi le acconciarono i capelli e le fecero indossare un bel kimono. Era così bella che si teneva dietro i pannelli e non permetteva a nessuno di vederla mentre li aspettava. Sembrava che fosse fatta di luce, perché la casa era piena di un’aura luminosa, tanto che anche nell’oscurità della notte era come se fosse pieno giorno. La sua presenza sembrava esercitare un influsso benigno su tutti quelli che vi abitavano. In qualunque momento il vecchio si sentisse triste, gli bastava guardare la figlia adottiva perché le sue pene svanissero e tornasse felice come quando era giovane.
Alla fine venne il giorno in cui bisognava dare un nome a quella figlia, e quindi i genitori le fecero imporre il nome di Principessa Chiar-di-Luna, perché la sua persona emanava una luce così delicata che avrebbe potuto essere figlia della Dea della Luna.
Per tre giorni si fece festa con canti, danze e musica. Tutti gli amici e parenti dei due vecchi erano presenti, e grande fu la loro gioia nel celebrare l’imposizione del nome alla Principessa Chiar-di-Luna. Tutti quelli che la vedevano dichiaravano di non aver mai visto una persona così incantevole: ogni bellezza in qualsiasi angolo del paese sembrava impallidire accanto a lei, così dicevano. La fama della bellezza della principessa si sparse ovunque, e molti erano i pretendenti che desideravano conquistare la sua mano o almeno riuscire a vederla.
Da tutte le parti arrivavano e si fermavano fuori della casa facendo piccoli buchi nel recinto con la speranza di riuscire a intravedere la principessa quando andava da una stanza all’altra passando per la veranda. Se ne stavano lì giorno e notte, rinunciando anche al sonno pur di avere la fortuna di vederla, ma invano. Allora si avvicinavano alla casa e tentavano di parlare al vecchio e alla moglie o a uno dei servitori, ma neppure questo era loro concesso.
Eppure, nonostante tutte queste delusioni, si fermavano lì un giorno dopo l’altro e una notte dopo l’altra, e nulla contava se non il loro grande desiderio di vedere la principessa.
Ma alla fine la maggior parte di quegli uomini, visto che i loro tentativi erano senza speranza, si scoraggiarono e fecero ritorno alle loro case. Tutti, tranne cinque cavalieri il cui entusiasmo e determinazione, anziché diminuire, sembrava crescere quanto più aumentavano gli ostacoli. Questi cinque uomini erano rimasti senza provviste e mangiavano quel poco che riuscivano a trovare per poter rimanere sempre fuori della casa con qualunque tempo, con il sole e con la pioggia.
A volte scrivevano lettere alla principessa, ma non furono mai degnati di risposta. Allora, visto che non ricevevano risposta alle lettere, le scrissero poesie in cui le parlavano dell’amore disperato che non li faceva dormire, mangiare, riposare e neppure permetteva loro di tornare a casa. E di nuovo la Principessa Chiar-di-Luna non diede segno di aver ricevuto le loro poesie.
L’inverno passò in questa situazione senza speranza. Neve, gelo e venti freddi lasciarono a poco a poco il posto al mite calore della primavera. Poi venne l’estate, il sole bruciava bianco e ardente nel cielo e sulla terra, eppure quei fedeli cavalieri continuavano a vegliare e attendere. Alla fine di quei lunghi mesi chiamarono il vecchio tagliatore di bambù e lo implorarono di avere pietà di loro e lasciarli vedere la principessa, ma lui rispose soltanto che non era il vero padre e quindi non poteva imporle di obbedire alla sua volontà.
I cinque cavalieri, ricevendo questa dura risposta, fecero ritorno alle rispettive case e cominciarono a meditare per trovare un modo di toccare il cuore orgoglioso della principessa, in modo che si degnasse almeno di ascoltarli. Presero i loro rosari e s’inginocchiarono davanti ai tempietti domestici, bruciarono incensi preziosi e pregarono Buddha di esaudire il desiderio dei loro cuori. Molti giorni passarono, ma non riuscirono a trovare pace.
E così partirono di nuovo verso la casa del tagliatore di bambù. Questa volta fu il vecchio a uscire loro incontro, ed essi gli chiesero se era decisione della principessa non vedere mai alcun uomo e lo pregarono di parlarle a nome loro e di farle sapere quanto era grande il loro amore e quanto tempo avevano aspettato al freddo dell’inverno e al caldo dell’estate, senza dormire e senza un tetto che li riparasse, con ogni tempo, senza cibo e senza riposo nell’ardente speranza di conquistarla, ma che avrebbero considerato un piacere questa lunga veglia, se lei avesse concesso loro anche una sola possibilità di perorare la loro causa davanti a lei.
Il vecchio ascoltò con buona disposizione la storia del loro amore, perché nel profondo del cuore si sentiva molto dispiaciuto per quei pretendenti fedeli e gli sarebbe piaciuto vedere la figlia adottiva sposata con uno di loro. Così andò dalla Principessa Chiar-di-Luna e le disse rispettosamente:
«Anche se ho sempre pensato che tu sia una creatura celeste, mi sono preoccupato di allevarti come se fossi mia figlia, e tu sei stata lieta di vivere sotto la protezione del mio tetto. Rifiuterai ora di esaudire un mio desiderio?»
La Principessa Chiar-di-Luna rispose che non c’era niente che non avrebbe fatto per lui, che lo stimava e onorava come se fosse il suo vero padre e che per quanto la riguardava non ricordava il tempo che precedeva la sua venuta al mondo.
Il vecchio ascoltò con grande gioia quella dichiarazione di obbedienza e le rivelò il proprio desiderio di vederla felicemente sposata prima di morire.
«Sono vecchio, ho settant’anni e la mia fine può arrivare da un momento all’altro. È giusto e necessario che tu incontri quei cinque pretendenti e scelga uno di loro».
«Ma perché dovrei farlo?» chiese addolorata la principessa. «Non voglio sposarmi adesso».
«Ti ho trovata tempo fa», rispose il vecchio, «quando eri una minuscola creatura alta pochi centimetri, al centro di una grande luce bianca. La luce irraggiava dal bambù in cui eri nascosta e mi guidò fino a te. Per questo ho sempre pensato che tu sia più di una donna mortale. Finché vivrò, è giusto che tu rimanga quella che sei, se lo desideri, ma un giorno finirà la mia esistenza, e allora chi si prenderà cura di te? Per questo ti prego di incontrare quei cinque uomini coraggiosi uno alla volta e decidere di sposare uno di loro».
Allora la principessa rispose che non pensava di essere così bella come raccontavano in giro e che se anche avesse acconsentito a sposare uno di loro senza prima conoscerlo, forse il suo sentimento in seguito avrebbe potuto cambiare. Quindi non era sicura di loro, e anche se suo padre le diceva che erano degni cavalieri, riteneva che non fosse saggio incontrarli.
«Tutto ciò che dici è molto ragionevole», disse il vecchio, «ma che genere di uomo acconsentirai a vedere? Ritengo che questi cinque cavalieri che hanno vegliato mesi, giorno e notte, per te non siano uomini di poco conto. Sono rimasti fuori di questa casa tutto l’inverno e tutta l’estate, spesso rinunciando a mangiare e a dormire pur di conquistarti. Cosa vuoi pretendere di più?»
Allora la Principessa Chiar-di-Luna disse che doveva mettere ancora alla prova il loro amore prima di acconsentire alla loro richiesta di incontrarla. Ciascuno dei cinque doveva dimostrare il suo amore portandole da terre lontane qualcosa che desiderava possedere.
Quella sera stessa i pretendenti arrivarono e a turno cominciarono a suonare il flauto e cantare le canzoni che avevano composto per dichiararle il loro grande e instancabile amore. Il tagliatore di bambù andò da loro e manifestò la propria comprensione per tutto quello che avevano sopportato e per la perseveranza che avevano dimostrato nel loro desiderio di conquistare la figlia adottiva. Poi riferì loro il messaggio: avrebbe acconsentito a sposare chiunque di loro fosse riuscito a portarle quello che desiderava. Questo serviva per metterli alla prova.
Tutti cinque accettarono di sostenere la prova e pensarono che fosse un’idea ottima, perché avrebbe impedito che nascessero gelosie tra loro.
La Principessa Chiar-di-Luna fece allora sapere al primo cavaliere che voleva che le portasse la coppa di pietra che era appartenuta a Buddha in India.
Al secondo cavaliere chiese di andare al Monte Horai, che si diceva si elevasse nel Mare Orientale, e di portarle un ramo dell’albero prodigioso che cresceva sulla sua cima. Le radici di quell’albero erano d’argento, il tronco d’oro e i rami producevano frutti simili a candidi gioielli.
Il terzo cavaliere doveva recarsi in Cina, cercare il Topo di Fuoco e portarle la pelle.
Al quarto cavaliere chiese di cercare il drago che portava sul capo la pietra dai raggi di cinque colori e di portargliela.
Il quinto cavaliere doveva trovare la rondine che trasportava una conchiglia nello stomaco e portarle quella conchiglia.
Il vecchio pensava che erano compiti molto ardui ed esitava a recare l’ambasciata, ma la principessa non avrebbe accettato altre condizioni. E così i suoi ordini furono riferiti parola par parola ai cinque uomini che, non appena udirono ciò che si chiedeva da loro, si sentirono scoraggiati e molto contrariati per quelli che ritenevano incarichi impossibili e fecero tristemente ritorno a casa.
Ma dopo qualche tempo, al pensiero della principessa, rinacque l’amore nei loro cuori, e decisero di fare un tentativo per ottenere ciò che lei desiderava da loro.
Il primo cavaliere fece sapere alla principessa che quel giorno stava partendo alla ricerca della coppa di Buddha e che sperava di portargliela presto. Ma non aveva il coraggio di affrontare il viaggio fino in India, perché a quei tempi viaggiare era molto difficoltoso e pieno di pericoli. Quindi si recò in uno dei templi di Kyoto e prese una coppa di pietra dall’altare, pagandola al sacerdote una forte somma di denaro. Poi la avvolse in un tessuto d’oro e, dopo aver aspettato tranquillamente tre anni, tornò dal vecchio e gliela portò.
La Principessa Chiar-di-Luna si meravigliò che il cavaliere fosse riuscito a tornare tanto presto. Tolse la coppa dal tessuto in cui era avvolta e attese che riempisse di luce la stanza, ma quella non emanava il minimo splendore, per cui capì che si trattava di un oggetto falso e non della vera coppa di Buddha.
La restituì subito e rifiutò di vedere il cavaliere. Questi gettò via la coppa e tornò disperato a casa. Aveva rinunciato a qualsiasi speranza di poter mai conquistare la principessa.
Il secondo cavaliere disse ai genitori che aveva bisogno di cambiare aria per motivi di salute, perché si vergognava di confessare loro che il suo amore per la Principessa Chiar-di-Luna era il vero motivo per cui li abbandonava. Lasciò quindi la propria casa e nello stesso tempo fece sapere alla Principessa che stava partendo per il Monte Horai nella speranza di portarle quel ramo dell’albero d’oro e d’argento che lei desiderava. Permise ai suoi servitori di accompagnarlo solo fino a metà strada, poi li rimandò indietro. Raggiunse la riva del mare e salì su una piccola imbarcazione. Dopo aver veleggiato tre giorni, sbarcò e incaricò alcuni artigiani di costruirgli una casa concepita in modo che nessuno potesse entrarvi. Poi vi si rinchiuse con sei esperti gioiellieri e cercò di fabbricare un ramo d’oro e d’argento che potesse piacere alla principessa come se provenisse realmente dall’albero prodigioso che cresceva sul Monte Horai. Ciascuno di coloro ai quali aveva chiesto, gli aveva risposto che il Monte Horai apparteneva al regno della fantasia e non esisteva realmente.
Quando il ramo fu pronto, riprese la strada di casa e cercò di darsi un aspetto che lo facesse sembrare stanco ed esaurito per il viaggio. Mise il ramo prezioso in una scatola laccata e lo portò al tagliatore di bambù, pregandolo di presentarlo alla principessa.
Il vecchio si fece ingannare dall’aspetto stanco del cavaliere e pensò che fosse appena tornato con il ramo da un lungo viaggio. Cercò quindi di convincere la principessa perché acconsentisse a vedere quell’uomo. Ma lei rimase seria e silenziosa. Il vecchio cominciò a tirar fuori il ramo dalla scatola e a lodarlo dicendo che era il tesoro più splendido che mai si fosse trovato in tutto il mondo. Poi parlò del cavaliere, di quanto era stato generoso e valente nell’intraprendere un viaggio verso una terra remota come il Monte Horai.
La Principessa Chiar-di-Luna prese il ramo tra le mani e lo osservò con attenzione. Poi disse al padre di essere certa che era impossibile che quell’uomo avesse ottenuto così in fretta e con tanta facilità un ramo dell’albero d’oro e d’argento che cresce sul Monte Horai e quindi, le dispiaceva dirlo, secondo lei non era autentico.
Il vecchio andò dal cavaliere in attesa, che nel frattempo si era avvicinato alla casa, e gli chiese dove aveva trovato il ramo. L’uomo non si fece scrupoli e inventò una lunga storia.
«Due anni fa ho preso una nave e sono partito in cerca del Monte Horai. Dopo aver veleggiato per un po’, ho raggiunto il lontano Mare Orientale. A quel punto è scoppiata una grande tempesta e sono stato sballottato qua e là per molti giorni, tanto che ho perso l’orientamento, finché sono stato sbattuto sulla spiaggia di un’isola sconosciuta. Qui ho scoperto che quel luogo era abitato da orchi che hanno minacciato di uccidermi e mangiarmi. Tuttavia sono riuscito a diventare amico di quelle orribili creature, e loro hanno aiutato me e i miei marinai a riparare la barca, così ho potuto riprendere il mare. Il cibo è finito e abbiamo sofferto molto per le malattie. Poi, dopo cinquecento giorni dalla partenza, ho visto lontano all’orizzonte qualcosa che sembrava la cima di una montagna. Quando sono stato più vicino, si è rivelata un isola al cui centro si innalzava un’alta montagna. Sono sbarcato e dopo aver vagato per due o tre giorni, ho visto un essere splendente venire verso di me portando tra le mani una coppa d’oro. Mi sono avvicinato e gli ho chiesto se la buona sorte mi aveva concesso di arrivare all’isola del Monte Horai, e lui ha risposto:
«“Sì, questo è il Monte Horai!”
«Con grande difficoltà mi sono arrampicato fino alla cima. Qui cresceva l’albero d’oro con le sue radici d’argento che penetravano nella terra. La meraviglia di quella strana terra era grande, e se cominciassi a parlartene, non riuscirei mai a smettere. Anche se desideravo fermarmi a lungo, non appena ho staccato il ramo, mi sono affrettato a ritornare. Anche alla massima velocità mi ci sono voluti quattrocento giorni per tornare indietro e, come vedi, i miei abiti sono ancora bagnati per essere stati esposti a quel lungo viaggio in mare. Non ho nemmeno aspettato per cambiarmi, tanto ero ansioso di portare in fretta il ramo alla principessa».
Proprio in quel momento i sei gioiellieri che avevano fabbricato il ramo, ma non erano ancora stati pagati dal cavaliere, giunsero alla casa e fecero pervenire alla principessa una richiesta perché il loro lavoro fosse pagato. Dissero che avevano lavorato per più di cento giorni per fare quel ramo d’oro con i ramoscelli d’argento e i frutti fatti di gemme che il cavaliere le aveva donato, ma che non avevano ricevuto nulla in pagamento. E così l’inganno del cavaliere fu scoperto, e la Principessa, lieta di evitare uno dei pretendenti più insistenti, fu ben contenta di rimandare indietro il ramo. Chiamò i gioiellieri e li ricompensò generosamente, cosicché se ne andarono pienamente soddisfatti. Ma sulla via del ritorno s’imbatterono nello spasimante deluso, che li picchiò fino a ridurli quasi in fin di vita per aver rivelato il segreto, tanto che riuscirono a malapena a salvarsi.
Poi il cavaliere fece ritorno a casa con il cuore pieno d’ira e, disperando di riuscire mai a conquistare la principessa, abbandonò ogni cosa e si ritirò a vivere in solitudine tra le montagne.
A sua volta il terzo cavaliere aveva un amico in Cina. Gli scrisse dunque di procurargli la pelle del Topo di Fuoco (la caratteristica di ogni parte di questo animale consisteva nel fatto che il fuoco non poteva danneggiarla). Promise all’amico qualsiasi somma di denaro gli avesse chiesto purché gli facesse avere l’oggetto desiderato. Appena arrivò la notizia che la nave su cui viaggiava il suo amico stava arrivando nel porto, cavalcò sette giorni per incontrarlo. Gli diede una gran quantità di danaro e prese la pelle del Topo di Fuoco. Tornato a casa, la ripose con cura in una scatola e la fece portare alla principessa, mentre rimaneva fuori ad attendere la sua risposta.
Il tagliatore di bambù prese la scatola dal cavaliere e come sempre la portò alla figlia e come sempre cercò di indurla a incontrare subito il cavaliere, ma la Principessa Chiar-di-Luna rifiutò dicendo che prima doveva sottoporre la pelle a una prova mettendola nel fuoco. Se era autentica, non sarebbe bruciata. Sciolse il nastro crespato della scatola, la aprì e buttò la pelle nel fuoco. Subito la pelle scoppiettò e bruciò, e la principessa capì che anche quell’uomo non aveva mantenuto la parola. Così anche il terzo cavaliere fallì la prova.
Il quarto cavaliere non era certo più intraprendente degli altri. Anziché partire alla ricerca del drago che portava sul capo la pietra dai raggi di cinque colori, radunò tutti i servitori e diede loro ordine di cercarla dovunque in Giappone e in Cina e proibì loro categoricamente di tornare fino a quando non l’avessero trovata.
I suoi numerosi servitori e le persone del seguito partirono in diverse direzioni, ma senza la minima intenzione di obbedire a quello che consideravano un ordine impossibile. Si presero semplicemente un po’ di vacanza, si trovarono tutti insieme in un luogo piacevole del paese e si lagnarono della irragionevolezza del padrone.
Nel frattempo il cavaliere, pensando che i suoi servitori non avrebbero mancato di trovare il gioiello, fece rimettere a nuovo la casa e la arredò lussuosamente per ricevere la principessa, sicuro che l’avrebbe conquistata.
Un anno trascorse in ansiosa attesa, e ancora la sua gente non tornava con il gioiello del drago. Il cavaliere era disperato. Non poteva aspettare ancora e quindi, presi con sé solo due uomini, noleggiò una nave e ordinò al capitano di andare in cerca del drago. Il capitano e i marinai rifiutarono di intraprendere quella che sapevano essere una ricerca assurda, ma il cavaliere li costrinse a prendere il mare.
Erano in mare solo da pochi giorni, quando li sorprese una violenta tempesta che durò così a lungo che quando la sua furia cominciò a diminuire, il cavaliere aveva già deciso di rinunciare alla ricerca del drago. Alla fine furono gettati su una spiaggia.
Il governatore di quel luogo, saputo della brutta situazione, mandò dei messaggeri con una lettera che invitava il cavaliere nella sua casa. Questi, mentre si trovava lì, ripensò a tutti i suoi guai, e il suo amore per la principessa si trasformò in rabbia, tanto che le attribuì la colpa di tutte le pene che aveva sopportato. Pensò che quasi sicuramente aveva desiderato ucciderlo pur di sbarazzarsi di lui e che per ottenere questo lo aveva fatto partire per quella ricerca impossibile.
Fu allora che tutti i servitori mandati a cercare il gioiello fecero ritorno e furono sorpresi nel ricevere lodi anziché rimproveri per averlo costretto ad aspettarli. Il padrone disse loro di essere profondamente disgustato da tutta quell’avventura e che mai più si sarebbe avvicinato alla casa della principessa.
Il quinto cavaliere fallì nella sua ricerca come tutti gli altri e non riuscì a trovare la conchiglia della rondine.
Nel frattempo la fama della Principessa Chiar-di-Luna era arrivata alle orecchie dell’Imperatore, che mandò una dama di corte per vedere se era davvero bella come si raccontava. In caso affermativo, l’avrebbe fatta venire a palazzo e ne avrebbe fatto una dama d’onore.
Quando la dama di corte si presentò, la Principessa Chiar-di-Luna, malgrado le preghiere del padre, rifiutò di vederla. Il messaggero imperiale insistette dicendo che era un ordine dell’Imperatore. Allora la Principessa Chiar-di-Luna disse al vecchio che se fosse stata obbligata a recarsi a palazzo per obbedire all’Imperatore, sarebbe scomparsa.
Quando l’Imperatore fu informato dell’insistenza della principessa nel rifiutare di obbedire alla convocazione e del fatto che sarebbe scomparsa alla vista di tutti se fosse stata costretta a obbedire, decise di andare a vederla di persona. E così organizzò una battuta di caccia nei dintorni della casa del tagliatore di bambù per vedere la principessa. Lo fece sapere al vecchio, che approvò il piano. Il giorno seguente l’Imperatore partì con il suo seguito che riuscì ben presto a distanziare. Trovò la casa del tagliatore di bambù e scese da cavallo. Entrò e si diresse verso la stanza dov’era seduta la principessa insieme alle ragazze che la servivano.
Non aveva mai visto una bellezza così incomparabile e non riusciva a fare altro che guardarla, perché era più bella di qualsiasi essere umano con quell’aura di luce tenue che irradiava. Quando la Principessa Chiar-di-Luna si accorse che un estraneo la stava guardando, cercò di fuggire dalla stanza, ma l’Imperatore la bloccò e la pregò di ascoltare quello che aveva da dirle. Per tutta risposta lei si limitò a nascondere il viso nelle maniche.
L’Imperatore s’innamorò profondamente di lei e la pregò di venire a corte, dove le avrebbe dato una posizione di alto onore e tutto quello che avesse desiderato. Avrebbe mandato un palanchino imperiale per portarla subito con sé, perché, diceva, la sua grazia e la sua bellezza dovevano essere un ornamento della corte e non rimanere nascoste nella casetta di un tagliatore di bambù.
Ma la principessa lo interruppe. Disse che se fosse stata costretta ad andare a palazzo, si sarebbe subito trasformata in un ombra, e già mentre stava parlando cominciò a perdere la sua forma e a svanire alla vista dell’Imperatore mentre lui la guardava.
Allora l’Imperatore le promise di lasciarla libera solo se avesse ripreso la sua forma precedente, ciò che lei fece.
Era il momento di tornare indietro, poiché quelli del seguito si sarebbero domandati che cosa era successo al loro Imperatore che avevano perso di vista da un bel po’. Quindi le disse addio e lasciò la casa con la tristezza nel cuore. Considerava la Principessa Chiar-di-Luna la donna più bella del mondo; tutte le altre erano tenebra se paragonate a lei, e non faceva che pensarla giorno e notte. Trascorse molto tempo scrivendo poesie che le dichiaravano il suo amore e la sua devozione, glie le inviò, e lei, pur continuando a rifiutare di rivederlo, rispose con molte altre poesie in cui gli diceva con gentilezza e delicatezza che non avrebbe mai sposato nessuno su questa Terra. Queste piccole canzoni gli procuravano molto piacere.
In quel periodo i genitori adottivi si accorsero che la principessa una notte dopo l’altra sedeva sulla veranda e osservava per ore la luna con un espressione di profondo scoramento, scoppiando poi sempre in lacrime. Una notte il vecchio la trovò che piangeva come se avesse il cuore spezzato e la pregò di dirgli il motivo di tanta pena.
Tra le lacrime lei gli disse che aveva indovinato quando aveva pensato che lei non appartenesse a questo mondo, perché in realtà era arrivata dalla luna e il suo tempo sulla Terra sarebbe presto finito. Il quindici di quello stesso mese di agosto i suoi amici della luna sarebbero venuti a prenderla, e lei avrebbe dovuto fare ritorno. I suoi genitori si trovavano là, ma avendo passato una vita sulla terra, se li era dimenticati, come si era dimenticata il Mondo della Luna a cui apparteneva. Il pensiero di lasciare i suoi buoni genitori adottivi e la casa in cui era stata felice per tanto tempo la faceva piangere.
Quando le sue compagne udirono tutto questo, diventarono molto tristi e persero l’appetito al pensiero che la principessa le avrebbe presto lasciate.
L’Imperatore, non appena gli fu portata la notizia, mandò dei messaggeri fino alla casa per sapere se quanto gli era stato riferito fosse proprio la verità.
Il vecchio tagliatore di bambù uscì incontro ai messaggeri imperiali. Gli ultimi giorni di sofferenza avevano lasciato il segno: era molto invecchiato e dimostrava più dei suoi anni. Piangendo amare lacrime disse che la notizia era fin troppo vera, ma che aveva intenzione di prendere prigionieri gli inviati della Luna e di fare tutto quello che poteva per impedire che la principessa fosse portata via.
Gli uomini tornarono a palazzo e riferirono a sua maestà tutto quello che era successo. Il quindici del mese l’Imperatore mandò duemila guerrieri per custodire la casa. Mille si appostarono sul tetto, gli altri mille facevano la guardia a tutte le entrate della casa. Tutti erano arcieri ben addestrati, armati di archi e frecce. Il tagliatore di bambù e la moglie nascosero la Principessa Chiar-di-Luna in una stanza interna.
Il vecchio ordinò che nessuno dormisse quella notte. Nella casa dovevano essere tutti ben vigili e pronti a proteggere la principessa. Con queste precauzioni e con l’aiuto degli armati dell’Imperatore sperava di resistere ai messaggeri della luna, ma la principessa gli disse che tutte quelle misure per trattenerla sarebbero state inutili e che quando la sua gente fosse arrivata, niente avrebbe potuto impedire che portassero a termine la loro missione. Perfino gli uomini dell’Imperatore sarebbero stati impotenti. Poi aggiunse tra le lacrime che le dispiaceva immensamente lasciare lui e la moglie che aveva imparato ad amare come genitori, che se avesse potuto fare come voleva sarebbe rimasta durante la loro vecchiaia e che avrebbe cercato di tornare per ricambiare tutto l’amore e la gentilezza che avevano riversato su di lei durante la sua vita sulla Terra.
Si fece notte. La luna gialla come il grano salì in cielo, inondando con la sua luce dorata il mondo addormentato. Regnava il silenzio sulle foreste di pini e di bambù, mentre sul tetto mille uomini armati aspettavano.
Poi verso l’alba la notte diventò grigia e tutti sperarono che il pericolo fosse cessato, che dopo tutto la Principessa Chiar-di-Luna non li avrebbe lasciati. Improvvisamente videro formarsi una nuvola intorno alla luna, e mentre guardavano, la nuvola cominciò a muoversi verso la Terra. Si avvicinava sempre di più, e tutti videro con sgomento che si muoveva in direzione della casa.
In pochi momenti il cielo fu completamente oscurato, finché la nuvola si fermò sopra la casa a pochi metri da terra. Al centro della nuvola c’era un carro volante e nel carro un gruppo di esseri luminosi. Uno di loro, che aveva l’aspetto di un re e sembrava essere il capo, scese dal carro e, librandosi in aria, chiamò il vecchio perché uscisse.
«Per la Principessa Chiar-di-Luna», disse, «è giunto il tempo di tornare sulla Luna da cui è venuta. Aveva commesso una grave mancanza e per punizione è stata mandata a vivere quaggiù per qualche tempo. Abbiamo riconosciuto la grande cura che hai avuto per lei e ti abbiamo ricompensato con salute e prosperità. Abbiamo messo dell’oro nei bambù perché tu lo trovassi».
«Ho allevato la principessa per vent’anni», disse il vecchio, «e mai ha commesso delle mancanze, quindi la ragazza che stai cercando non può essere questa. Ti prego, cerca altrove».
Allora il messaggero chiamò ad alta voce:
«Principessa Chiar-di-Luna, esci da questa umile casa! Non rimanere qui un altro momento!».
A queste parole i pannelli della stanza della principessa si aprirono da soli e rivelarono la principessa raggiante nel suo splendore, luminosa e favolosamente bella.
Il messaggero la guidò fino al carro e ve la fece salire. Lei si guardò indietro e provò compassione nel vedere la disperazione del vecchio. Gli rivolse molte parole di conforto e gli disse che non lo abbandonava di sua volontà e che avrebbe dovuto sempre pensare a lei ogni volta che guardava la luna.
Il tagliatore di bambù supplicò di poterla accompagnare, ma questo non era possibile. La principessa si tolse il mantello ricamato e glielo diede per ricordo.
Una delle creature lunari che si trovavano nel carro reggeva uno stupendo manto alato, un altro aveva un’ampolla di Elisir della Vita che fu fatto bere alla principessa. Lei ne inghiottì un po’ e stava per dare il resto al vecchio, ma le fu impedito di farlo.
Il mantello alato stava per esserle posato sulle spalle, ma lei disse:
«Aspetta. Non posso dimenticare il mio buon amico, l’Imperatore. Devo scrivergli qualcosa per dirgli addio mentre ho ancora questa forma umana».
Malgrado l’impazienza dei messaggeri e degli aurighi, li costrinse ad aspettare mentre scriveva. Mise nella lettera l’ampolla dell’Elisir e, nel consegnare la lettera al vecchio, gli chiese di recare entrambe all’Imperatore.
Poi il carro cominciò a muoversi verso la luna, e mentre tutti guardavano con occhi pieni di lacrime la principessa che se ne andava, l’alba apparve, e nella rosea luce del giorno il carro della luna e tutti i suoi occupanti si persero tra le nuvole sospinte attraverso il cielo sulle ali della brezza del mattino.
La lettera della Principessa Chiar-di-Luna fu recapitata a palazzo. Sua maestà ebbe paura di toccare l’Elisir della Vita e lo fece portare insieme alla lettera sulla cima della più sacra montagna del paese, il monte Fuji, sulla cui vetta i messaggeri imperiali lo bruciarono al levar del sole. E da quel giorno la gente vede del fumo levarsi verso le nuvole dalla cima del monte Fuji.